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PECE

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La logica si infrange quando non si ha voglia di staccarsi, quando il bisogno e' quello di rimanere aggrappati

ANOMALIE ARMONICHE

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SE lO RITIRNI NECESSARIO SONO, MMMMM, SIAMO ANCHE QUI

lunedì 5 gennaio 2015

feste 3mende


Personaggi in ordine di apparizione sparsa , così come la disapparizione. 2015, l'hanno della rottura, dello spaccamento,dell'intolleranza O.
A un giorno della loro gloria che segna la loro uscita di scena immediata, parlano loro.
Minchiorre,
Gaspero,
Bastardarre.







                                                                                             














G: quest'anno ragazzi e' ora di darci un taglio io non ne posso 
      proprio più.
M: concordo con te Gaspero.
B: mmmm.Eh si basta. Sono stufo di passare un anno intero chiuso con voi due, in qualche scatolone, dentro cantine, solai, ripostigli, per poi uscire un giorno solo e tornarci immediatamente.
M:in effetti mi sento poco considerato.Nella varietà di             tradizioni famigliari e di disponibilità di tempo o veniamo 
accantonati dietro paraventi per poi venire messi in scena solo oggi, oppure ci mettono in scena, non considerando il nostro ruolo, tra pastori, pecorelle, il pozzo che non può mancare, Lazzaro da piccolo , la stella cometa, il muschio, la troia del villaggio, padre pio e cenerentola, appena aprono le scatole in cui siamo rinchiusi tutti.
G: dovremmo fare parte dello spirito di queste feste, invece ci dobbiamo cuccare, la fretta , se ci mettono insensatamete al principio e lo smago se ci mettono alla fine.Almeno quel tossico che scrisse Pinocchio, poteva non sbagliarsi e scrivere birra e non mirra, almeno passavamo un anno sbronzi.
M: è la bibbia Gaspero, non Pinocchio.
B: dettagli.A me quello che fa più incazzare e' che ci tirano fuori per 5 minuti in un anno e dobbiamo fare un regalo.Vabbeh, inutile come tutti quelli che hanno fatto nei giorni precedenti e tutto per avere un sorriso, ma cavolo sorridete tutti i giorni e sfanculatevi per Natale , sedetevi davanti ad anguille e capponi ,tutta la famiglia e abbiate il coraggio di dirvelo, mi fate schifo tutto l'anno , nel migliore dei casi mi siete indifferenti , perchè romperci le palle oggi, che sull'albero poi non stanno neanche male e soprattutto a me le palline piacciono, ma questo e' un'altro discorso .
Nasce un bambino, figlio di una pop star e di padre ambiguo e noi dobbiamo vestirci da re per fargli il regalo , ecchecavolo, mi piacciono i bambini, ma facciamo santo Erode.
G: obesi, già studianti le possibili diete del dopo festa,con i portafogli più leggeri di una piuma, seccandosi in inutili sorrisi da maschera,la tredicesima, la quattordicesima, l'accantonamento pensionistico e riciclando i regali ricevuti , dicono: ecco oggi e' il giorno dei Re Magi, trattenendo la nausea e il vomito per questa maratona ipocrita, che neanche lo sperpero di luci riesce ad illuminare.
M: per fortuna c'e' la Befana e almeno ce la spassiamo un pò con lei.Dolci ,zucchero, miele, cioccolata ,tra una scopata e l'altra.
B: beh, superato lo schifo dell'odore di tutte quelle calze stese, non gli va male alla vechietta,anche se penso che poi abbia un contratto coi dentisti e con le industrie farmaceutiche per il diabete, però almeno tromba e alla sua età , beh direi che e' contenta.
G: comunque da quest'anno basta.Io dentro il cartone non ci torno.
M:nemmeno io.
B:ecchecavolo, finalmente liberi. Che si trovino qualchedunaltro per fare i regali a un imbecille nella stalla, piuttosto vado a cercare la culla di Barabba e i regali li lascio là.Da quest'anno rimaniamo nel mondo vero, quello che anche se ha le luci tenui, ha un sapore più sincero, più umano, dove i sogni volano sulle nostre ali, dove l'ipocrisia ti fa rimanere a distanza per non mostrarsi.Dove non si mischiano il materiale con lo spirituale trasformando questa festa in ANALTALE.

B:vorrei scusarmi, ma anche no, con tutti quelli che ci credono, sia in queste feste , che nelle favole imposte, so che non e' una scusa la mia intolleranza.
Ma sinceramente, me ne fotto .



giovedì 18 dicembre 2014

Apache 2.0


Mentre le ombre si allungano e il sole si appoggia lontano ai margini della prateria, visto da questa collina, nel piccolo villaggio ai suoi piedi sembra, che nulla sia cambiato nel tempo.
Forse perchè non si vedono gli uomini, forse perchè non si vede l'intorno, forse perchè sono solo nostalgico e mi piace vederla così.
In tutti questi anni vissuti a contatto con i membri della tribù,
ho visto il lento cambiare dei costumi, delle usanze,degli ideali.
Un rivoltarsi della vita, un inasprimento ,un abbandono alla resistenza e al sacrificio, un deserto di contatti , una diminuzione di quella che era l'essenza di comunità ,verso una vita totalmente soggettiva, racchiusa dentro ogni teepee , definendo margini al di la delle pelli.


VADO di FRETTA ,uno dei capi del villaggio, famoso e impavido guerriero, sempre pronto a difendere la propria tribù.Mi ricordo quando ancora giovanissimo prevalse nelle prove, che aprivano le porte all'età matura, alla possibilità di essere cacciatore o esploratore, di tingersi la pelle coi simboli del guerriero.
Eppure nel tempo, ha evitato , che i suoi figli e i figli dei figli , facessero lo stesso. Vinto da una fortissima apprensività,ha privato i giovani della possibilità di fare esperienze al di fuori del villaggio, di sbattere il muso contro la vita, cercando di anticipare i possibili errori in cui si può cadere, supervisionando i possibili incontri col mondo esterno,
come se le cicatrici, che porta sul corpo, fossero da rinnegare.

PETALO di CACTUS ricorda la sua giovinezza, fiera della sua bellezza e guarda le ragazze ridere beffarde ,sentendo l'echeggiare dei tamburi, lontani nel tempo, nei rituali dell'accoppiamento.Ricorda quando la squaw era legata al suo uomo per la vita, tanto da seguirne il destino , fosse questo anche la morte. Vede svanire nel fumo ,che esce dal teepee, i legami. Osserva come i giovani continuano a sfiorarsi, lasciando la danza aperta e i tamburi suonare, incapaci di smettere di ballare, lasciandosi andare solo ubriacati da una tenue euforia. Un momento, un istante. Lacrime danzanti sulla chiusura emotiva.

Il villaggio rimane fermo, incapacitato di muoversi, vinto dai compromessi del sopravvivere. Prima distrutto , poi reso pagliaccio, goffo nel muoversi e all'orrizzonte solo la nebbia e nell'intorno niente in cui credere.

Mi stendo sull'erba di questa collina e rimango a guardare, vinto anche io da questa atmosfera, godo dei miei ricordi, anche se maro rimane il sapore per chi da ricordare, qualcosa di diverso da questo vuoto, non ha.
Perchè noi popolo nobile che calpestavamo tutte queste terre,  fieri dei nostri costumi, delle nostre tradizioni, impavidi nell'affrontare la vita, siamo stati vinti come tutti
dalla Paura.

Ah ,ho dimenticato di presentarmi.

OSSEQUIO di SEPPIA.








mercoledì 3 dicembre 2014

Delicato a te ovvero ma ovvero che?


Quanto mi sta sulle scatole sta cosa. Nero , quello stronzo, che mi accusa di scrivere solo cose semiserie e poco serie,
cmq irriverenti e di parlare solo di eslastici e fionde.
E lui, che altezzoso , si atteggia a fare il poeta, ma poeta di che ?tzè.
Vabbeh , dunque vediamo,mmmmm,ora mi impegno, sarò serissimo. Già sudo sarà questo inverno caldo.

DELICATO A TE

Delicato come il mattino,
 al risveglio,aprendo gli occhi e vedendo che è notte.

Delicato come il sole,
che ti sbatte negli occhi mentre guidi 
e poco prima hai pestato gli occhiali.

Delicato come gli schizzi ,
che punteggiano il tuo viso quando ti sputo in faccia.

Delicato come il calore,
del miele caramellato versato su una mano.

Delicato come il sapore,
di te sulla bocca degli amici,
così come è delicato  il sapore,
degli amici sulle tue labbra.

Delicato come il tremito,
della rabbia che implode .

Delicato come il sibilo,
di una scorreggia sull'autobus per farsi spazio tra la ressa.

Delicato come il volo,
di una mosca sopra un fiore,
così come e' delicato lo sfiorare delle ali di farfalla su uno stronzo.

Delicato come il sibilo, 
che scivola graffiando,
delicato come il vento,
che si rialza ghignando.

E' delicato quel suono, 
di parole lanciate come pietre,
così come l'eco,
dell'odio infranto.

Delicato come la pioggia,
che cade battente come il pensare.

Delicato come la nebbia,
schiantata sul tronco di un albero.

Delicato come la neve,
che imbianca il gelo,come strati di tempo ,
che mi rendono sordo.

Delicato come l'innocenza,
della mia imperfezione,
così come è delicato il coraggio,
di vestirla alla perfezione.

Delicato come il mio Vaffanculo,
perchè
beh,
 questo e' delicato a te,
mmm,
a te,
mmm,
 pure a te.

A te no,scema.
E nemmeno a voi ,
brutti stronzi
a cui voglio bene.




mercoledì 12 novembre 2014

3MENDAMENTE GOTICO

                                       3MENDAMENTE GOTICO
                        ossia Invito a cena con evitto
                        ovvero Sei personaggi in cerca d'ardore


In ordine sparso:


Irene
Perfettamente consapevole di ciò che vuole e di ciò che gli altri vorrebbero da lei.Metodica, calcolatrice.Gioca sul vedo non vedo, guarda e non tocchi.Maliziosa e ambiziosa.
Una barriera criptica per la sopravvivenza,
Una vera Stronzetta.



   Pablo
   Oscuramente colorato, riflette solo i contorni di      ragnatele aggrappate al manto di lucido nero,        lasciando i colori a chi riesce a scivolare dentro.
   Ricamatore di sorrisi sulle cicatrici. Cinico e          sognatore allo stesso tempo.Sensibile e empatico.
   Un matto.



Mafalda.
Istinto che supera la ragione.Una cacciatrice.Un sospiro che dura un istante ed è pioggia senza respiro e sono gocce graffianti.Una chimera.




Michè.
Un'artista del nulla di cui riesce a darne una forma e riempire quei vuoti assordanti, con immagini , forme e suoni.
Un foglio nero pieno di colori.




Alice.
Pura emotività .Spesso gonfiata e chiusa in cantina dalle sue coinquiline.Un'immagine sfuocata che prende forma con la luce.
Empatica e sensibile.Imbarazzata.
Un foglio bianco su cui scrivere.




Il famiglio.
Estroverso e intollerante,irriverentemente ingestibile.Fedele alla sua posizione da cui non si muove mai.
Molestamente imbarazzante, tremendamente protettivo.
Un bastardo.


Chiramente mi stanno tutti e sei sulle scatole .



                                               La trama

Mi rendo conto di aver dato un'immagine seria ai personaggi e forse un ipotetico lettore si potrebbe aspettare una trama seriosa,dai tratti gotici burleschi ,ma.....

In effetti e' difficile definire la trama dell'improvvisazione .
Creiamo un ambiente ,una tavola su un assito di tavole ,piantate in mezzo a uno scenario con le tende di broccato rosso.
Sei sedie e sei personaggi.
E in un cacofonico silenzio gli invitati prendono posto.
E' una cena fatta di risate, di sguardi maliziosi, a volte cagneschi.
Si scrivono storie sul manto che copre la tavola,immancabili i dispetti, c'e' chi sputa vino contro l'altro, chi si infila i tovaglioli nelle orecchie e c'e' sempre qualcheduno che con la forchetta fa suonare il bicchiere.
Allora si scambiano i posti e ci si trova di fronte un invitato diverso, che però si conosce.



Si piange sul vino versato,si ride sull'acqua gettata


Si spargono briciole sulla tavola, si raccolgono

leccandole.
Si gioca strisciando.






Si intersecano i pensieri, trovano il loro posto con chiunque si abbia di fronte.Salgono come bolle fino al soffitto,
per poi rompersi e ricadere addosso.



Si soffiano le proprie paure, si spezzano nell'atmosfera della cena.











E poi è silenzio.









Ci si richiude in se stessi in questa cena con evitto,ma non all'altro.






                                              Che tristezza.









mercoledì 29 ottobre 2014

Il fiume





In quegli attimi in cui il tempo scorre più lento, il brusio quasi fastidia il silenzio. Ci si muove come automi , telecomandati dal proprio dovere e ci si immerge in immagini in bianco nero che vengono colorate dai pensieri, che ci estraniano dall'intorno, come se lo scandire del tempo risuonasse l'eco di un sasso gettato nell'acqua e ne seguisse il percorso sopendendo il respiro nei cerchi che si formano sulla superficie, mentre il sasso penetra l'acqua nella sua discesa.
Ci si pone domande a risposte, che creano pensieri parlanti,a volte imbarazzo, come scorrere le lettere di un racconto con gli occhi, di cui non si conosce il finale, ma che riempie le pagine bianche con la consapevolezza del fluire del volere.
E tra gli spruzzi , quei cerchi sulla superficie del fiume si fanno sempre più ristretti , anche se nello stesso tempo si allargano,tenendo distante ciò che ci circonda e non va bene, ciò che non importa, ciò che vuole punire per essere Noi stessi.


Cosicchè quelle rive, che in primo momento sembravano distanti si restringono e scoprono che hanno bisogno una dell'altra per fare scorrere quel fiume.
Argini alti a cui ci si aggrappa per sentire l'armonia del suono dell'acqua correre, proteggendo quel cerchio, quasi come se si potesse mettere in un barattolo quel tratto di fiume in cui si sono formati i cerchi.
Argini che creano serenità , su cui la comprensione diventa necessità e fluisce come la tranquillità di un fiume, anche se in piena.
E tutto questo perchè siamo due argini sulla stessa sponda.










giovedì 16 ottobre 2014

elASTICI in guazzetto

È ora di cambiare immagine di copertina,in questo periodo di crisi, non posso poi lasciare il frigor aperto sempre, tanto la luce ormai non manca e le spese elettriche per colpa di queste continue lavatrici sono già alte.

Quindi lascio a te il gusto di aprire il frigor alla cieca,per creare qualche intruglio. Anche se


potremmo cucinare qualcosa insieme o meglio cucinarCi, ma divagherei come sempre istigando quel ghigno che ancora non riesci a ottenere , nonostante i tentativi.
Dicevamo mmmmm,
ah si il cambio dell'immagine di copertina.
Certo le immagini sono da costruire, unire le sequenze in disegnini sparsi,come quella di portarsi sempre ovunque sulla schiena, con il fiato sul collo , vabbeh a essere pignolo, non sempre sulla schiena.
In effetti a volte ci si trova in imbarazzo, non solo per le risate che escono spontanee, dettate dai pensieri, che non fanno che produrre un pò di sconcerto a chi ci circonda, confermandogli che siamo matti,ma è quella pece, che non si stacca, ma cola, risultando fatalmente disagiante sui nivei tessuti o su quei formali abiti da lavoro.
Si inizia a sudare , o meglio, si cerca di far credere a un ipotetico spettatore, che stiamo sudando e la cosa si fa ardua, si tende a rimanere immobili, qualsiasi movimento potrebbe farci esplodere. Il problema e' che si vorrebbe, ma questi sono dettagli.

Mi sono perso, parlavo del piatto che stavamo cucinando?no eh?Vabbeh facciamo così la foto di copertina sarà il piatto cucinato.

elASTICI in guazzetto.









l

giovedì 9 ottobre 2014

Riflessioni sul quotidiano

Riflessioni sul quotidiano,
ossia flessioni, che stimolano ripetutamente il buco del...
insomma una cagata.

Che ci siano regole da rispettare per il rispetto altrui mi sembra talmente ovvio da non chiamarle neanche regole.
Sono tutti quegli usi, quei costumi, dettati dall'educazione, dalle credenze, dal bigottismo, dalla totale ignoranza, dal credo generale, dalla visione di altri, dalle proprie paure e insicurezze, che diventando regole del senso comune , del comune vivere , che mi fanno semplicemente schifo.
L'uomo pone i limiti dove comincia a tentennare, dove ha paura e mi sembra una cosa naturale, ma da questo a farne dogmi e senso comune, mi sembra oscenamente globalista.
 
Cosicchè non volendo essere generalizzante, racchiudo il campo in quella cerchia di persone, che si dichiarano amici, i conoscenti , quelli che vengono sfiorati dal passaparola, quelli che hanno in mano il sapere del saper vivere , queli che ti giudicano senza ricordarsi che faccia hai,
quelli insomma che per tua sfiga o loro incroci nella tua vita.


Quelli che dicono lui è quello che. E ti ritrovi con tanti cartellini appesi, che definiscono il tuo vivere, lo giudicano in base a regole assurde, che tralasciano i particolari, basate su un ipotetico libretto di istruzioni, che parla di quello che tu puoi o non puoi fare. 
Quelli che fanno di un uomo un figo e di una donna una troia, quelli che legano PER FORZA non solo il padre a un figlio, ma anche alla sua procreatrice, quelli che pensano che si abbia un prezzo da pagare solo alla noia e non al voler osare, quelli che guardano un gay con disgusto e si arrapano per la gay, quelli che pensano che la dipendenza sia solo da droghe, quelli che pensano che tu sia loro solo perchè gli hai detto ciao o peggio pensano che tu sia loro solo perchè loro lo vogliono, quelli che pensano che il sangue faccia la famiglia.

In pratica tutti quelli che puntano il dito , chiamandoti un ingestibile inumano, che si vantano della propria umanità, dimenticandosi che, chi più chi meno, l'uomo e' egoista, e' falso, e' paraculo, è approffittatore, piccolo, ma non innocente.

Sinceramente, preferisco rotolare nella mia merda, che calpestare il vomito di chi si dice incapace di scegliere, solo per puntare poi il dito.

Non devo ne voglio giustificarmi , cosicchè flettendo e riflettendo sul quotidiano , ghigno pensando di avere la voglia di strapparne un lembo per non dover pulirmi facendo virgole sui muri.