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PECE

PECE
La logica si infrange quando non si ha voglia di staccarsi, quando il bisogno e' quello di rimanere aggrappati

ANOMALIE ARMONICHE

ANOMALIE ARMONICHE
SE lO RITIRNI NECESSARIO SONO, MMMMM, SIAMO ANCHE QUI

mercoledì 30 settembre 2009

A S ...



Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto

la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani

come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare

la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,

riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,

la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda



E' la mia forza,

vederti sorridere.

Sentire la risata

che si fa spazio tra le ferite,

come un soffio di vento,

che spazza le foglie

e il battito del cuore

che rimbomba il silenzio.

A volte basta poco

e il giorno rompe il suo buio

e la notte sulla luna

si nasconde

al riflesso abbagliante del sole

e guardando Acrux e Gacrux

vedo file di formiche

trasportare il loro peso sul terreno,

sento il loro passo

addolcito dal canto del grillo,

lo posano,

e poi ancora.

E il vento spazza le foglie,

lo lascio entrare in ogni parte di me

Sento la tua risata riscaldarmi.

Un tappeto di petali neri su cui riposare

e guardarti sorridere

mentre dormi.


martedì 29 settembre 2009


Nulla riesce a fermare i miei pensieri,i miei ricordi,le mie lacrime,
l'impossibilitò di fare qualcosa.
Mi struggo ora qua da solo nell'angolo più nascosto della casa.
Non voglio farti sentire il mio dolore a te che sei qui per starmi accanto,per darmi calore.
Immagini di una vita,di tanti momenti,il bosco dove mi portavi,
cerco aogni istante di te,
lo tengo stretto.
E' fermo nei miei ricordi,nella mia pelle,nella mia crescita.
Le mie dita sono ferme sulle corde della chitarra,quella nuova che ora sembra diafana,offuscata.
Vengo attirato dalla custodia gonfiata da quella che tu mi regalasti.
Nera come me,con la paletta ormai distrutta dagli eventi del tempo.
ppure suona ancora.
Traccia le note della prima canzone che mi fece innamorare di questo strumento.
Quanto orgoglio nel suo legno,
quanta importanza in questo dono.
Ora più che mai.
Come quel suono del silenzio che arpeggia tra i nostri sguardi ora,
tra le parole che non vogliamo dire,
tra la paura che ho anche se è consapevolezza di perderti
e tua coscienza che la fine è vicina.
Inerme.
Mi fa impazzire.
Tengo sul petto una chiave non tua
e nemmeno mia,
che però serve ad aprire una porta.
Vorrei potessi entrare ed uscire come posso fare io.
Vorrei sbarrarla per sempre e respingere il tuo scivolare.
Non te ne andrai,no.
Mai.
Rimarrai dentro di noi e ti daremo la vita.
Quella che tu mi hai donato.
Quella che è ferma sulle mie dita che spezzano queste corde metalliche in un unico assolo.
Alzo il volume.
E' notte.
Mi lascio invadere da questa chitarra
e squarciare da questo dolore.
I tuoi occhi celesti non mentono,
neanche i miei.
Tu sai che io so.Io so che tu senti.
E' sempre stato un tuo dubbio,
una tua paranoia,
tu pessimista da sempre,
forse più nero di me.
Non senti quanto bene ti voglio e te ne ho sempre voluto?

lunedì 28 settembre 2009


Il grillo appena fuori dalla porta stanotte fa sentire forte la sua voce.
Raschia l'aria.
Chiudo gli occhi su questo buio.
Ascolto.

Il suono delle gocce della doccia,
che alzano il loro caldo vapore,
rigando i vetri e scendendo a terra.
Un leggero tocco di dita che percorrono il corpo.
Mentre la pelle risponde tremando
e rilasciando emozioni.
Cogliendo tutte le curve,
inseguendo il desiderio tra le pieghe innondate di acqua,
che scivolano accarezzando la voglia,
raccogliendola nei movimenti lenti
di due corpi incollati.
Il freddo della parete sulla schiena
contrasta il calore dell'acqua,
risveglia il calore dei corpi
che sfregano le loro pieghe uno sull'altro.

Ed è sapore di miele
quel sangue che stilla
tra le unghie che scavano,
richiamando la forza
in un movimento continuo
di assetata potenza,
bloccando il respiro,
lasciando parlare solo il corpo,
mentre i capelli bagnati si apoggiano lungo le spalle
e ti sollevi da terra ai miei colpi
e le dita pungono i muscoli delle spalle
e le labbra salgono lungo i tuoi seni
sul collo,
ti alzano il mento,
lasciando cadere il tuo sorriso all'indietro.

Lo catturo con le labbra
che scivolano nelle tue
e non vorrebbero più staccarsi,
divorando i contorni,
mentre altre labbra
mi stringono muovendosi,
lasciando cadere il tuo peso su di me,
che poi rialzo con foga.

Un istante
e scivoliamo sui vetri,
premendo la condensa
che mischia le sue gocce,
con quelle del mio sangue
sulle tue unghie.
Nessuno dei due
ha voglia
di aprire i vetri ora
e rimaniamo
ad annaffiarci di noi.

sabato 26 settembre 2009

Accettazione


Che cos'è l'accettazione?
Il rimanere fermo a guardarti mentre te ne vai?
Consapevole che non posso far nulla?
Il sentire che si stacca da me quella vita che tu mi hai donato?
La paura di non aver fatto abbastanza,quando tu hai dato tutto per me?
Il guardarti,mentre mi si blocca ogni azione,perchè mi hanno detto che non c'è più nulla da fare,nulla in cui sperare,che lentamente la morte ti accoglie,mangiando il tuo sangue.
E vorrei poter lottare per tenerti con noi,
per guardarti ancora,mentre mi osservi volare,mentre mi guardi cadere.
Tu che le ali mi hai dato,quelle che avresti sognato per te,quelle che sicuramente non ho sfruttato come tu avresti fatto.
E ti vedo soffrire,mentire a te stesso,nella consapevolezza che tutto sta finendo.
Tengo in mano le piastrine delle tue analisi,quelle con cui cercare un'altra speranza.
Sono intrise del tuo sangue,il tuo sangue malato,quello che è il mio sangue-
Voglio accarezzarti,voglio che entri in me,anche se ci sei già.
Vorrei darti la mia vita,perchè la tua continui, a te che mi hai donato la tua.
Che hai sognato per me un futuro migliore,del tuo orgoglio per la mia libertà.per il mio non accettare compromessi,per la mia ribellione.
E sentirti ,mentre non mi vedevi, parlare di tuo figlio con orgoglio,mentre mi sepellivo in tutto ciò che ti ho taciuto,nella maschera che ho vestito nell'intenzione di non nuocerti.
In quella libertà della cui mancanza mi hai inculcato l'istruzione,l'educazione,del rispetto per chiunque,qualsiasi sia il suo sesso,la sua razza,la sua provenienza.
Di tutti i momenti che ci hai sempre dedicato,i tuoi spazi liberi dagli impegni.
Della tua disillusione di ritrovarci quando i tuoi impegni erano terminati,mentre noi correvamo le nostre strade.
Del tuo tacere.
Della tua consapevolezza, del perchè sono ancora qua,del perchè tengo tanto a mio figlio.
Tu me lo hai insegnato,con le tue parole,con i fatti.
Che ti sei sforzato una vita nella parte da padre severo,quando la dolcezza della tua anima si è sempre sciolta in ogni gesto, buono o cattivo che fosse, di mia sorella e mio.
Vorrei dirti mille cose,cavalcare il tempo,portarti con me nell'infinito.
Non voglio guardare la tua prossima fermata,fa male,mi strappa il cuore.
Non voglio che scendi da questo autobus,annullo tutti i campanelli delle richieste delle fermate,blocco le uscite.
Ma non ti posso vedere soffrire,non lo posso permettere,tu sai che ho visto la morte nei tuoi occhi,tu me lo hai annunciato.
Non sai quante cose ho già visto,quanto dolore ho già assorbito,quanto ne ho trasformato in piacere.
Voglio che rimanga il sorriso sotto i tuoi occhi celesti.
Non hai bisogno di sapere,vedrai da solo e allora potrai capire,che prezzo ha la libertà che tanto agognavi e che hai ammirato in me.
Non voglio che tu vada.
Ti voglio bene Babbo.
Sono con te.
Resta con Noi.


Qualcosa sta per cedere
Riesco a sentirla arrivare
Penso di sapere cosa significa

Non ho paura di morire
Non ho paura di vivere
E quando sarò disteso sulla mia schiena
Spero di sentirmi come mi sono sentito

E la difficoltà penetra
Hai bisogno di un pò di protezione
Diventa sensibile più della pelle

Voglio che tu sappia
Che non hai più bisogno di me
Voglio che tu sappia
Che non hai bisogno di nessuno,
Né di nient'altro affatto

Chi può dire dove ti porterà il vento
Chi può dire cosa sarà a distruggerti
Io non so, in quale direzione soffierà il vento

Chi può sapere quando il tempo (giusto) è arrivato
Non voglio vederti piangere
Io so che questo non è un addio

E' estate, posso assaggiare il mare salato
C'è un aquilone spinto fuori controllo nella brezza
Io mi chiedo cosa succederà a te
Tu ti chiedi cosa è successo a me

Sono un uomo, non sono un bambino
Un uomo che vede
L'ombra dietro ai tuoi occhi

Chi può dire dove ti porterà il vento
Chi può dire cosa sarà a distruggerti
Io non so, in quale direzione soffierà il vento

Chi può sapere quando il tempo (giusto) è arrivato
Non voglio vederti piangere
Io so che questo non è un addio

Ho sprecato (quest'opportunità)?
Non così tanto da non riuscire ad assaporarla
La vita dovrebbe essere fragrante
Dal tetto alle fondamenta

L'ultima delle rock-star
Quando l'hip hop guidava le grandi auto
Nel tempo in cui il nuovo media
Era la grande idea
Quella era la grande idea


venerdì 25 settembre 2009

Atto III


Ora attendo la fine della farsa,
da dietro le quinte,
mentre il me stesso recita la sua parte sul palcoscenico,
davanti ad un pubblico allibito.
Non è l'incanto di Oren
che li stringe sospesi nella curiosità dello sviluppo degli eventi.
E' la perplessità di non vedermi crollare.
E' il peso dell'ombra nel buio della notte,
che continuano a vedere vagare come uno spirito.
E' la destabilizzazione del contorno delle labbra tirato a sorriso,
il non riuscirmi a penetrare.



L'incomprensione delle lame affondate nel cuore,
che non mi distruggono e la punta del pugnale
che esce dalla schiena sulle scapole che non trancia le ali.
E' il saper restare,il saper andare,il ritornare.
Il pubblico si alza e sciala,
convinto che la rappresentazione sia finita,
convinto di non averci capito nulla.
Di non aver trovato un inizio,di aver cercato invano una coda,
di avermi visto sparire davanti ai loro occhi
e camminare passi su di un' altra fune dell'equilibrio,
che non li apparteneva,
che non conoscevano,
che non capiranno mai.
Eppure hanno seguito il filo del discorso,
da giudici supremi hanno cercato di lanciare occhiate dove pensavano fosse ovvio tutto.

Non hanno osservato che dove si spezza la linea d'ombra non c'era la luce.Perchè pochi ne fanno parte.Hanno osservato dalle serrature delle porte i racconti,ma non comprendono il resto,ciò che resta.
CHI AMA RESTA.
Negli errori,negli sbagli,nell'orrore non condiviso,
nella severità di un padre,
nella presunzione di un figlio,
nella fragilità di un uomo.

Non sentono la sua voce che mi chiama
e mi dice di restare,
che lei può aspettare sotto la cascata,
non sentono il tremare della tomba di nonna che rutta la sua rabbia verso il mondo o qualsiasi cosa che cerca di ferirmi,
non vedono i miei denti che cadono quando sogno,
quando lo faccio non dormendo.
Sarebbe bello poter allungare una mano nello schermo ovattato dell'altra dimensione e scegliere il mistero che lascia la speranza.
Ma sperare è futuro.
Io non credo nel futuro e così si riflette nelle mie lacrime ciò che vedo,
che rimane sulla punta della lingua per essere ingoiato.
Che esce solo con chi so che può capire,a cui non ho bisogno di chiedere
comprensione,che non mi compatisce.
E distribuisco forza a tutti appoggiando il mio dito sul mio naso da pagliaccio,
lasciando che i pensieri vibrino la mia mente in un tormento solitario,
goffeggiando e inciampando nel contrario.
Inusuale io,inusuale non esserlo per me.
Così ti costruisci il tuo eremo da solo,
assorbendo ogni dolore e cercando di trasmetterne la minima parte.
Dentro la tua corazza,alla superfice dei tuoi muscoli tesi,alle taglienti parole nel ghigno della rabbia.

Ti isoli sull'isola di desolata assoluzione
e il mare che divide me dal pubblico
non è navigabile,
quanto quello che divide me da dietro le quinte a me stesso sul palco.
Siamo la stessa persona,
per questo ci amiamo e ci odiamo.




Ehi
Io sono la tua vita
Io sono quello che ti porta lì
Ehi
Io sono la tua vita
Io sono quello a cui importa
Loro
Loro tradiscono
Io sono il tuo unico vero amico
Loro
Loro tradiranno
Io sarò sempre qui

Io sono il tuo sogno, ti concretizzo
Io sono i tuoi occhi quando devi rubare
Io sono il tuo dolore quando non puoi sentire
Triste ma vero

Io sono il tuo sogno, mente sviata
Io sono i tuoi occhi quando sei via
Io sono il tuo dolore quando espii
Sai che è triste ma vero

Tu
Tu sei la mia maschera
Tu sei la mia copertura, il mio rifugio
Tu
Tu sei la mia maschera
Tu sei quello che viene svergognato

Fà il mio lavoro
Fà il mio sporco lavoro, capro espiatorio

Fa le mie azioni
Per te che sei quello che verrà biasimato

Io sono il tuo sogno, ti concretizzo
Io sono i tuoi occhi quando devi rubare
Io sono il tuo dolore quando non puoi sentire
Triste ma vero

Io sono il tuo sogno, mente sviata
Io sono i tuoi occhi quando sei via
Io sono il tuo dolore quando espii
Sai che è triste ma vero

Odio
Io sono il tuo odio
Io sono il tuo odio quando vuoi amore
Paga
Paga il prezzo
Paga, perché niente è gratis

Ehi
Io sono la tua vita
Io sono quello che ti ha portato qui
Ehi
Io sono la tua vita
E non mi importa più

Io sono il tuo sogno, ti concretizzo
Io sono i tuoi occhi quando devi rubare
Io sono il tuo dolore quando non puoi sentire
Triste ma vero

Io sono il tuo sogno che rivela le menzogne
Io sono il tuo alibi ragionato
Io sono dentro apri gli occhi
Io sono te

Triste ma vero

giovedì 24 settembre 2009

OTRA NOCHE


Un invito.
Dopo sabato notte.
Valuto un momento la situazione.
Il luogo.
Ciò che potrebbe accadere.
E mentre penso sorrido.
Sono il caos.
E che caos sia.
Entro in scena.
La musica.
Bah la musica fa schifo.
Non mi piace la salsa.
Una domanda.
Una risposta.
E tutto sembra quasi normale.
E lei è lì.
Sorridente e contenta che abbia accettato.
Poi il reggaeton per un istante.
E tutto trema.
Tremano gli sguardi
Tremano i nostri corpi.
L'aria si fa pesante.

Me ne vado prima io.
Mi raggiunge poco dopo.



Ridiamo fino a casa mia.
La porta si apre
e copre le risa chiudendosi.
Il sorriso rimane,
ma zittisce.
Sola.
Solo.
Soli.Accendo lo stereo.
Don Omar...
Continuiamo a ballare.
Sappiamo entrambe perchè siamo qua.
Ritmo.
Sui miei bottoni.
I suoi tacchi sotttili la tengono alla mia altezza.
Le sue mani mi cercano.
La mia pelle.
Le mie la sua,
lasciando cadere quel leggero vestito nero ai suoi piedi,
i capelli all'indietro,
mentre le unghie si aggrappano alla mia schiena.
Saliamo le scale,
quasi inciampando.
La sua mano scende sul mio torace,
lo afferra,
lo preme sui suoi seni che pungono.
Le bocche si divorano,
scendono sul collo,
sulle spalle,
sulla schiena,
scendono,
mentre le sue mani strappano i jeans
e il suo bacino si incolla a me.

Sale sul letto lasciando che i capelli cadano sulle sue spalle
e le mie mani sul suo corpo,
sulla sua pelle scura,
che assorbe la bassa luce,
riflettendola come fosse coperta di olio.
Mi afferra innarcando la testa,
lasciando scendere ciocche di capelli lungo la sua schiena,
come tentacoli che mi attirano nelle piega che riempio.
Diretta.
Ma a me piace giocare e la lascio sospiare tra le mie mani,
tra le mie labbra e mi cerca con ogni parte di se.
Mi stende.Ora è lei a condurre il gioco.
Sopra di me,
sfiorando col seno il mio corpo,
lasciando correre il suo miele sulle mie gambe.

E poi tirandomi in lei.

Si addormenta su di me,sui miei pensieri che mai si fermano,
sui miei occhi sui suoi capelli neri come la notte,sul mio petto chea accoglie il suo sorriso.
Mentre il sole che nasce illumina il suo corpo.

martedì 22 settembre 2009

Cascami


Tradiscono le dita
tra un sospiro spento nel silenzio,
quel tocco sui fili sottili dei cascami,
come la tela di un baco,
che spurga lentamente sopra il gelso
il suo bozzolo avvolgente.

Si specchia nell'umido riflesso,
di gocce traboccanti dal piacere,
che colano sulle cosce,
intersecando il muovere di sensazioni
in una palla aggrovigliata
di fili di sottile tessuto.

Come la tela del ragno,
che nel sostenere tutto il peso della preda,
la blocca in una morsa
per divorarla.
E la fame continua a ledere lo stomaco,
lanciando fili,
come fossero lazi
per essere appagata.
Il loro vibrare nell'aria
non è altro che il tuo respiro,
che trema la tua pelle.


Mi piacciono gli estremi e rimbalzare nel mezzo per goderne lo spazio.
Potrei sentirmi nel limbo,ma in effetti non ho mai lasciato l'inferno.
Mi lascio solo bruciare dal suo fuoco,quello che arde,quello che lascia la pelle nera bruciata.
L'altra sera sono entrato nel locale ritrovandomi in una festa africana.
Saluto chi conosco.
Unico uomo bianco.Vestito completamente di nero.
Ballare mi libera e seguire i passi affascinanti di chi sa fare mi piace e mi lascio prendere.
Maria balla con me tutta la sera.Stranamente sola.

Il suo copro si muove divinamente,
sfiora il mio corpo,
il suo sorriso illumina la sala.
Sa di piacermi
e ci gioca maliziosamente
con le sue movenze.
Esco per fumare una sigaretta col fratello.
Parliamo.
Lui rientra.
Io mi allontano un pò.
Al ciglio dei campi dove batte la luna che gioca con le nubi.

Sento una mano sulla spalla.
Non mi piace che mi tocchino da dietro.
Ma quella mano ha un tocco dolce.
Leggero.
Le accendo una sigaretta.
Parliamo.
Ridiamo.
La sua mano gioca coi bottoni della camicia e si confonde nel suo nero.
Le metto le mani sui fianchi,come quando balliamo.
Le sue dita sfiorano il mio petto sotto l'orlo.
Il suo profumo mi invade.
Il suo corpo è caldo e si appoggia sulla mia coscia.
La sua mano è dentro la camicia.
Le labbra si sfiorano.
Sento la chiave appesa al mio collo tirare.

Ci gioca.
Mi morde un labbro
e scivola sui contorni della mia bocca.
Tira la chiave.
Sento il calore esplodere da sotto la mini sulla mia coscia.
Mi guarda domandando con lo sguardo di ciò che è appeso al mio collo.
Sorrido.
Mordendomi il labbro.
Ma i miei occhi non mentono.

La lascia andare.
Sale col suo corpo sul mio
sfiorando il mio collo fino alle mie labbra.
Mi bacia.
Sorride.
Mi prende per mano.
Torniamo a ballare.

lunedì 21 settembre 2009

Gocce d'acqua in questa notte,
sarà che mi manca la cascata,
sarà che vorrrei raggiungerla,
ma lascio che sia la pioggia a rigare il mio corpo.
Domino l'istinto
o è solo l'istinto che reagisce in maniera differente.


E per richiamo dei pensieri,
come un bosco richiama il suo lupo
quasi tirandolo per il pelo,
mi ritrovo seduto,
sull'erba secca bagnata,
sotto quel fico.
Un mondo di immagini,
volti senza occhi,
che rifugggono lo sguardo degli altri,
per non far trapelare ciò che c'è
dietro ai costumi,
la vera voce,
se non il silenzio,
di chi si propone agli altri.
Per convinzione,
per dovere,
per vivere.

Dando così un'immagine alla luna,
che riflette sulla terra,
una luce inconsistente,
perchè luce sua non ha.
La riserva dentro di se,
nella parte che non mostra,
in quello che nasconde.
E la luna sorride,
ma più passa il tempo,
più la sua faccia luminosa scompare,
tagliata dal buio,
sino a formare un piccolo taglio bianco nelle tenebre del cielo,
che sembra un sorriso,
ma è una crepa che continua a sanguinare.
E tutto perde consistenza,
perde purezza,
la annienta
e si mostra di se
ciò che gli altri hanno piacere di vedere,
quello che richiedono,
lasciando così perdersi nello spazio.
Forse così nasce l'altra dimensione,
quella in cui ci si toglie la maschera e si è se stessi
e tutto diventa così vero da sembrare falso
e le voci,
i suoi,
le sensazioni,
gli odori
e qualsisai richiamo che prima si nascondeva
o si faceva finta di non sentire,
invade apertamente.
E si perde il contatto con la terra,
si vaga tra fotografie di conoscenti,
che si muovono nella vita,
ma che in effetti non vivono
e ti guardano sbalorditi,
ti accusano di essere cambiato,
come sbattessero contro un muro.
Alcuni ne diventano poster,
mutando la loro immagine in questa nuova che li attira,
che comunque li sembra conveniente.

Solo i bambini,
che vivono della loro purezza,
che mostrano al mondo il loro vero volto,
quello che ride,
quello che scopre,
quello che piange.
Tutto nella semplicità,
che piano piano imparano a complicare
diventando un'immagine dell'adulto.

Difficile vivere senza maschere,
ingiusto e impossibile giudicare perchè si fa il contrario,
ma come ha un costo enorme
e una buona sorta di egoismo, essere specchi di se stessi,
rischiando di fare del male,
così diventa pressante,
stressante,
alienante,
indossare abiti non propri.
Soluzioni non ci sono,
ad ognuno la propria scelta,
in certe occasioni,
mai,
sempre.
Io..
Beh io troppo spesso scelgo
questa parte della luna,
quella senza foto,
quella dove sono il buio e il silenzio che parlano
e ogni suono è attenzione,
ogni tocco un dettaglio.
Nulla di sfarzoso
o pomposo,
complicato,
assurdo.
Semplice vita.
Vera.
E quando un raggio di luce invade il mio mondo
e lo tortura mi ritrova così.

domenica 20 settembre 2009

Desert Rose - Sting

I dream of rain
I dream of gardens in the desert sand
I wake in vain
I dream of love as time runs through my hand
I dream of fire
Those dreams that tie two hearts that will never die
And near the flames
The shadows play in the shape of the man's desire
This desert rose
Whose shadow bears the secret promise
This desert flower
No sweet perfume that would torture you more than this
And now she turns
This way she moves in the logic of all my dreams
This fire burns
I realize that nothing's as it seems
I dream of rain
I dream of gardens in the desert sand
I wake in vain
I dream of love as time runs through my hand
I dream of rain
I lift my gaze to empty skies above
I close my eyes
The rare perfume
is the sweet intoxication of love
I dream of rain
I dream of gardens in the desert sand
I wake in vain
I dream of love as time runs through my hand
Sweet desert rose
Whose shadow bears the secret promise
This desert flower
No sweet perfume that would torture you more than this
Sweet desert rose
This memory of hidden hearts and souls
This desert flower
This rare perfume
is the sweet intoxication of love
is the sweet intoxication of love

Sogno la pioggia
sogno giardini nel deserto sabbioso
mi sveglio in pena
sogno amore come il tempo che corre attraverso la mia mano

Sogno il fuoco
Quei sogni sono legati a un cavallo che non si stancherà mai
E nelle fiamme
la sua ombra gioca nell'ombra del desiderio di un uomo

Questo deserto di rose
ognuno dei suoi veli, una promessa segreta
Questo deserto di fiori
Nessun dolce profumo mi ha mai torturato più di questo

E poi si gira
In questo modo lei si muove nella logica di tutti i miei sogni
Questo fuoco brucia
Io realizzo che niente è come sembra

Sogno la pioggia
sogno giardini nel deserto sabbioso
Mi sveglio in pena
sogno amore come il tempo che corre attraverso la mia mano

Sogno la pioggia
alzo il mio sguardo in alto verso cieli vuoti
Chiudo gli occhi, questo raro profumo
è la dolce intossicazione del suo amore

Sogno la pioggia
sogno giardini nel deserto sabbioso
Mi sveglio in pena
sogno amore come il tempo che corre attraverso la mia mano

Dolce deserto di rose
ognuno dei suoi veli, una promessa segreta
Questo deserto di fiori
Nessun dolce profumo mi ha mai torturato più di questo

Dolce deserto di rose
Questo ricordo dell'Eden infesta noi tutti
Questo deserto di rose, questo raro profumo
E' la dolce intossicazione della caduta


sabato 19 settembre 2009

La notte è un sogno durato un giorno,
si sparge come inchiostro sul cielo bianco,
su cui si scioglie.

Drappi di luce colano i pensieri,
mentre i grilli hanno ricominciato a cantare.
Stendono il loro dorso sui tronchi degli alberi,
grattando via i pensieri
e tenendo fisso nel loro sguardo,
ciò che gli sta a cuore.
Mentre il vento culla il silenzio,
nell'attesa di un suono
che fa già parte di lui.

Gocciola il fico dondolato dalla luna,
coi suoi frutti lacerati dall'oblio,
pasto di golosi passeri
che ora dormono accavallati
su rami che si allungano.

Mentre i miei piedi scalzi calpestano il terreno
e sento l'aria riempirsi di menta,
mi lascio avvolgere dalle sue grasse foglie
non rendendomi conto di passeggiare verso Sud
e il fiume in cui immergo i miei piedi mi ferma.


Ma non ferma il mio sguardo,
non blocca il mio cuore
e il mio sospiro si avvolge nel vento
che sorride sull'acqua un'immagine di te.

venerdì 18 settembre 2009


Sento che mi chiami,
perchè non vieni a prendermi?
Sento la tua voce che rimbomba nel mio cervello,
che spinge aria nelle mie orecchie.
Sento le tue mani che cercano un appiglio su di me,
per tirarmi lassù.
Mi mandi immagini di lame,
mi fai sentire la loro dolce carezza sulla pelle,
nella carne.

Mi proietti visioni nella mia immaginazione,
sai come colpire,
sai come fare sanguinare il mio cuore,
echeggi la sua voce da sotto la fonda,
sotto la cascata.
Non sei abituato al mio abbandono,
al mio dimenticarti.
Provi tutti i travestimenti per potermi compiacere,
per farmi cedere,
vorresti che quei muri che mi si parano davanti
non fossero un piacere alla mia scalata,
provi la mia pazienza,
vorresti che li abbattessi,
che li attraversassi sgretolandoli in frantumi.
Sono a pezzi,
ma a pezzi saldi
e non in saldi,
lo sai non sono in vendita.

E allora vieni tu.
Incontramioci su questo assito,
demone nascosto di me,
mostra il tuo volto in questa basssa luce.
Saremo uno di fronte all'altro
e non uno dentro l'altro come eri abituato.
Strisceremo i nostri piedi scalzi sul legno
in una danza senza ritorno.
Ora hai paura?
Non ti piace ballare?
Non vuoi giocare con me?
Mi manca il mio bosco,
giochi su questo,
con le tue insane tentazioni,
forse vedere un pò del mio sangue ti potrebbe attirare,
farti smettere di tremare di timore.
Ti allungo un braccio,
fanne quello che vuoi.

Stringiti a me.
Tentenni?
Sai che questa volta sarò io ad entrare in te
e non sarà piacevole,
questo non è buono,
lo sai vero?
Dolce mio demone,
puoi coprire di tagli il mio corpo,
puoi strapparmi la carne a brandelli,
ma non avrai mai la mia anima,
il mio cuore.

Adesso vai,
pensavo fossi più forte.
Fino alla fine sarò mio.

giovedì 17 settembre 2009

E' passato tanto tempo da quando i cuscinetti a sfera non ruotano sotto i miei piedi.
Appesi lo skate al chiodo,diciamo così,con una caviglia rotta in un vano tentativo dell'impossibile.Eppure quel suono lo adoravo.
Quel tremito dell'asfalto sotto di me,il bilanciarmi col corpo,
il flettere il busto,
le reni che spingevano
e volavo.
Come lo sento ancora dentro di me quel sapore di catrame,ancora adesso,che è dovuto essere grande,essere uomo,essere adulto.




Eppure,nonostante tutto non cresco o sono voluto crescere troppo in fretta,ma ancora mi fermo ad osservare ogni particolare,ogni suono mi richiama,ogni terrazzo mi attira per essere raggiunto,ogni follia mi tormenta.
Non è la ricerca di essere vivo.
L'ho detto,triturato e ripetuto,sono morto da tanto che sono vivo.
Non riesco nonostante l'età a trovare la voglia e lo stimolo di adattarmi.
Continuo a strisciare le mie spalle sul ruvido asfalto,lo annuso,è così desolante,eppure è mio,fa parte di me,cambiano i tempi,continuo a crescere a trasformare me stesso,cerco di migliorare,nel meglio che è per me.Come dice questa canzone odio dire ti amo,eppure quando lo dico è ponderato,non buttato al vento.
Amore non è una routine,ma una conferma che anche oggi lo sei,perchè sei cambiata,perchè sono cambiato ieri è passato,qualcosa è cresciuto,domani sarà oggi e poi ieri.Ma per essere oggi ha bisogno di no
n fermarsi a ieri.
E così vale per tutto,quindi stupidi mostricciattoli che mi inseguite sappiate che sto cercando di annientarvi per sempre.
Che non potete sperare di seguirmi in eterno e godere della mia follia di cui vi alimentate.
Sono un diavolo,nonostante tutto ritengo di essere un buon diavolo.
Ma odio chi mi sta alle spalle,chi mi assilla nel mio cammino e cerca di trattenermi.
Inutile che vogliate segnarmi la retta via,io marcio contromano in questo mondo marcio.

Vado contro la corrente del superfluo,dell'ottenere,del denaro,del divertirsi per forza,del pensare al futuro,dell'ottenere senza sacrifici,
del costruirsi la morte prima di morire,dell'abbandonare i dettagli per un manierismo dilagante,del dirti siamo amici mentre ti sputerei in faccia,del dirti hai ragione sono i conti che devono tornare,si ma non quelli della tasca mio caro pidocchio rifatto,che compri la tua nobiltà sui marciapiedi da cui sei venuto.Perchè quel tuo dio che tu preghi non deve distinguere dal colore,dalla pesantezza del portafoglio o dalla debolezza del tuo animo per sottometterti o alzarti all'altare.

Perchè sono un uomo e non sto cercando me stesso,sono già mio e non sarò mai di nessuno,per nessun motivo.Lascio a voi omuncoli e mostriciattoli che abitate questo mondo la possibilità di giocarci a modo loro.
Io la gioco a modo mio.
Batto banco.
Se vuoi giocare con me sei il benvenuto,
ma sarai nudo,senza alibi,senza ombre,
senza maschere ,
perchè le disprezzo,
perchè preferisco non portarle,
anche se costa molto.
Io so di essere un animale,
so di essere un reietto,
un disadattato,
uno da evitare,
da compatire per convenienza,
da avvicinare per bisogno.
Ma la mia pelle odora di selvatico
e non di morte.


Ne di merda.

mercoledì 16 settembre 2009

你的影子


Ancora chiuso,
dentro questa stanza senza luci,
mentre il respiro taglia l'ombra di buio
e i miei spettri si perdono
senza trovare una fonte a cui aggrapparsi.
Tremano sentendo la mia forza.
"La tua forza è la mia"
Li scosto.
Non è difficile.
Voglio rimanere solo.
Lo sanno,
ma non riescono a fuggire.
Nelle tenebre,
nel silenzio,
mentre il fumo della Lucky
riflette il suo alone.
La pioggia batte sulle finestre
invitandomi ad uscire.


Non voglio.
Tengo le ali appoggiate ai fianchi.
Le trattengo.
Se solo le lasciassi andare
colorerebbero le mie parole di amore,
il morbido pennello del mio cuore
traccerebbe il nero di colori.
Forbidden colors.
Schiaccerei quei tubetti di tinta
tracciando ramarri immobili a prendere il sole,
mischiandoli nel variare di un camaleonte appoggiato al ramo,
mentre con la lingua forgiata di rosso,
cattura un semplice punto nero.
Lascerebbe con le dita il roseo passaggio
su di una pelle bianca
di cui sento l'odore.
Vibrerebbe tra il suono di foglie al vento,
che come piume cadono gialle sulla terra
profumata di funghi.
Avrei le piume come un arcobaleno,
perchè non bastan parole a coniugare
ciò che la pelle ,
come un fragile foglio di carta di riso
copia,
lasciandosi intridere da questa pioggia,
che porta le parole del vento,
che vorrebbe una mia risposta
e la coglie entrando furtivo
dalla fessura nel vetro.

Ma resto immobile,
stringendo le spalle,
trattenendo il volo.
Ma nel muro prendono forma immagini
e non sono le mie mani a disegnare figure,
ma la luce della mia anima.
Quella che non risponde alla ragione,
quella che tiene abbracciata il suo eterno sentire,
che non nasconde la direzione del mio sguardo.


Quella che lacrima verdi gocce di un cielo lontano,
lo confonde col rosso
nel suo daltonismo
lo mischia col nero.

Ma sente solo l'eco di un'ombra,
appoggiata alla parete,
una carezza del mattino
e il freddo di questo silenzio
che si aggrappa alla carne,
lasciando scendere ai piedi gocce di me.
Eppure il cuore tambura un suono,
che non è che la forza di un pugno
che spacca la parete del buio.







lunedì 14 settembre 2009


Libero i miei pensieri tra la folla oggi,
interessante farsi circondare di insignificanti respiri,
non so cosa ne uscirà,
pensieri sconnessi,
mi interrompo da solo e riparto da un altro punto.
Guardo in faccia chi incontro,
chi scontro,chissà cosa specchia la mia?
I piedi nella maggiorparte della gente devono avere un fascino incredibile,dato che il loro sguardo insiste verso di loro.
Imperturbabili,ognuno in se stesso,cuffiette che sparano musica,
pensieri che la stravolgono.
Penso alle varie correnti,quellle che abbiamo studiato sui libri di storia,sulle antologie,sugli esosi tomi universitari,quelli che riempiono cattedre,che formano la nostra cultura.
Le porto in parallelo ad oggi e le analizzo col mio lavoro.
Non so perchè,ma gira così.
Quando iniziai a fare il cuoco,i piatti e la formazione dei piatti era stesa,risotti che correvano all'onda sulle pirofile,pietanze cremose che specchiavano il sapore che le costituiva.Semplici,ma di sostanza.
Dove insoma non si correva all'estrema omogeinizzazione del prodotto,sfalsandolo e facendogli perdere il suo aspetto naturale,sebbene cotto.In effetti anche il periodo al di fuori dei piatti di cucina era tale,scorreva tutto meglio,ci si aggregava ancora,si discuteva,eppure i problemi c'erano comunque,ma si viveva.
Da un pò di tempo i piatti hanno perso la loro cremosità,il loro stendersi,salendo verso l'alto in torri gotiche senza sapore.Mi dicono la gente vuole fare godere l'occhio.Ok.Facciamolo.Ma che il cibo sappia di qualcosa,che non sia solo una montatura,un apparire senza sostanza.

E non mancano le basi,manca l'essenza.
Tutto è sorretto su fragili fili dell'equilibrio,basta un tremore di un cameriere per fare svanire il tuo lavoro lasciando così sul piatto uno schizzo di nulla.Adesso dovrei paragonarlo col mondo,con ciò che sta al di fuori di un ristorante,con la raffinata vita molecolare e la complicata esistenza che siamo riusciti a raggiungere.
Non ce ne è bisgno,ad ognuno ciò che vuole vedere e magari ha la fortuna di vedere rosa.
Come dice Squilibrato siamo alle porte del nuovo Medio Evo.
Anche se io penso che le abbiamo già aperte e varcate.


Siamo capaci di costruire ,salire in alto e poi non riusciamo o mantenere la vetta o a raggiungerla.
Nulla ci basta,vogliamo di più,perdendo tutti quei dettagli di ciò che già abbiamo,di ciò che abbiamo sempre avuto.
Noi stessi e la possibilità di poterlo condividere con gli altri.
Ma il manierismo dilaga.
E io adesso ho voglia di vomitare.
Senza sforzo.
Ci riesco benissimo.

Mi rilasso continuando a mettere granelli sui miei "castelli in aria".quelli che non appesantiscono il mio cuore,ma lo rendono leggero,
mi permettono di camminare sulla testa della gente,col mio fare strafottente.Per fortuna non sono l'unico,a questa altezza si incontrano altri.Sarà un'altra dimensione o la dismissione della realtà che mi fa schifo?
Sarà che so volare,sarà che la mia fragilità alla fine mi urta,anche se non la rinnego,so di non essere un marziano,mi piace giocare,mi piace il dolore,mi piace stare a contatto col fuoco e vedere il mio sangue stillare,amo la natura in ogni sua espressione,amo i bambini e i loro sogni,ascoltare chi parla col cuore,ascoltare chi sa cosa dire.

Ora accendo la musica dentro di me,perchè amo...
beh si sa.

domenica 13 settembre 2009


Tempo.
So ancora ballare.

Affilo solo le mie lame sulla lingua,
per questo non riesco a parlare.
Gocce di sangue su questi tasti.
Solo un istante.
Tempo.
Ciò che conta è dentro di me.
Il resto è da buttare.
Minuscole macerie di tempo
calpestate dal vento.
Non è stillicidio,
è compressione violenta.
Troppo animale ora.
Tempo.
Godo dei battiti del mio cuore.
Unici pensieri.
Limo,
trancio,
aro,
semino,
getto,
trasformo.
Non voglio macchine per il futuro.
Vivo il presente
e riordino il passato.
Il futuro sono io.