
Il suono dell'assito sotto i passi di oggi
è sordo e su questo palco lo sfondo è un enorme specchio,alla cui cornice vi è aggrappata e allunga nell'aria le schegge del legno.
Mi siedo sulla sedia con le spalle girate alla platea e mi piace vedere animate quelle poltrone,osservare quei visi che quando sono diretti al tuo sguardo scopri ora completamente differenti.
E ora che è silenzio d'attesa,che tutto è fermo,l'assito del palco comincia a cigolare.
Tutti coinvolti.
Nessuno escluso.
Non mi sottraggo alla verità,guido la fila.

L'odore di zolfo dei miei armadi riempie l'aria,mentre la parola coerenza continua a battermi in testa,continua ad avere la mia voce,tante voci.
Si distende nel mio tutto,si distende nel mio niente,
si avvolge nel mio "sono",stride nel mio "vorrei essere",risata irriverente che strappa le tele dello scenario sul "devo essere così".
Immagini,parole,pensieri,modi di agire e il pensiero fisso sul mio istinto, che comanda,che dirige,quello che è veramente il "me stesso",unico sovrano della mia persona,quella che non veste maschere,anche se non pesanti e illusorie per forza,la mia purezza.
Passo un dito sul mio tutto e scopro gli strati di coerenza che mi separano dal mio niente e il fragore copre il silenzio,suoni che non hanno senso,stridere di verità che ci imponiamo,per cui lottiamo,in cui crediamo e soprattutto che mostriamo.
E scopriamo così allo specchio il nostro personaggio,quello che ha la nostra forma,i nostri lineamenti,il nostro modo di parlare,di pensare,di vivere,quello che ci costringiamo a mantenere,per avere un filo logico,coercendo il nostro pensiero,il nostro istinto soprattutto.
Già essere su questo palco ,quando in realtà guardo con circospezione gli esibizionisti,ne è un banale esempio,potrei tranquillamente specchiarmi da solo.
Ho conosciuto coerenza che sfugge all'amore,per mantenere un personaggio il cui istinto a slanciarsi si blocca nel voler mantenere il proprio voler essere.
Il seguire una linea in difesa di tutto,per poi bloccarsi quando il tutto diventa il proprio e prevale l'istinto di sopravvivenza,di egoismo,di ambizione,di semplice noia ,scoprendo di non conoscere ciò in cui si credeva.

E come uno scettro di comando,come un bastone pastorale,si ostenta il sono coerente,almeno il provarci a esserlo.
Non conosco coerenza assoluta.
Si spoglia davanti al "mio essere sempre me stesso",
quando si impone al proprio istinto la necessità di mantenere il proprio personaggio,sopendo ciò che la spontaneità desidera.
Mi piace da questo specchio, vedermi così.
Totalmente imperfetto e il mio ghigno si riflette sulla bile vomitata su tante poltrone dietro di me.






















