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PECE

PECE
La logica si infrange quando non si ha voglia di staccarsi, quando il bisogno e' quello di rimanere aggrappati

ANOMALIE ARMONICHE

ANOMALIE ARMONICHE
SE lO RITIRNI NECESSARIO SONO, MMMMM, SIAMO ANCHE QUI

lunedì 23 maggio 2011

BOUNDED

Un bosco che apre i suoi rami all'entrata di un altro,
tra aghi di pino,
profumati fiori d'acacia
e il cielo si scuote,
gocciolando lungo i bordi delle foglie il passato,
che ci scopre nello stupore delle sottili differenze,
che non si allontanano da questa empatia,
dal ritrovarsi specchiati su sfondi differenti,
boschi di mondi diversi che si uniscono,
allungando le mani lungo le creste dell'appennino
e fondendosi uno nell'altro,
nell'assordante tuono.
Si legano i pensieri,
si legano le distanze,
si intreccia la paura all'abbraccio
e il terrore stavolta non è lontano,
si scioglie nel calore di una notte.
Tutto rimane al di fuori,
nonostante spinga per entrare.
La vera paura è al brillare degli occhi,
profondi laghi neri che combaciano,
là dove il nero non assorbe la luce,
ma la riflette.
Lungo l'intreccio dell'appartenenza,
le gocce colanti del possesso,
che sbattono sull'acciao di un filo che attraversa lo spazio,
per saldare il mondo in un corpo indissolubile,
completamente irriverente allo sfoggio del fastidio,
al fondersi di energie ingestibili.
Scivola sulla punta di una lama a scrivere ciò che di noi è stato,
e sbatte sull'acciaio come su un gong
e i passi sull'anima hanno la nostra impronta
e la lama ne racconta il possesso.


E sulla pelle rimane il sapore,
dove la lingua cola l'odore
e nello spazio rimane il rumore,
dove il tuono ha fuso il clamore.



martedì 17 maggio 2011

Labbra nere

Si accavallano nei sogni, i ricordi,
intreccio di visi,di risa,di lacrime e urla,
nella spensierata innocenza di un bambino,
nella lacerante rabbia della crescita.

Quante volte cambia il sapore di questo viaggio nel passato.
Eppure ero,
eravamo sul tetto del mondo,da dove la gente sembra più piccola, i suoni giungono metallici e stonati tra il rimbalzare di facciate di palazzi e tutto sembra vada più veloce e a guardandolo adesso lo è veramente stato.

Ci piaceva salire le scale di quei palazzi,
che a quel tempo ci sembravano enormi,
come dritte pareti di montagne di cemento piantate nell'asfalto,
scivolavamo tra la biancheria stesa ,
ancora umida,
come fossero le nostre vele,le nostre ali e appena giravi lo sguardo ti trovavi nel bosco della collina
e seduto sul bordo dei cornicioni,riempivi quel vuoto col senso della tua conquista,di qualcosa che sapevi essere vietato,perchè pericoloso.
Mangiavamo un gelato che era completamente nero ,di cui non ricordo il nome.
Colando macchiava le nostre dita e sulle nostre labbra rimaneva la tinta ,scura e sbavata ,dolce.
Introvabili,liberi,e se fossero stati più alti avremmo raggiunto la vetta.

Poi ad ognuno di noi ,la crescita portò su percorsi differenti.
Chi si perse in gruppi distanti,chi cambiò abitazione,chi continuava a voler salire in alto,mentre in realtà non faceva altro che scavare sul fondo,dilaniandosi le vene e facendo finta di essere normale.
Non abbandonai mai i tetti,mi hanno sempre affascinato e ormai ero solo su quei cornicioni, da cui, seduto,vedevo muoversi quelli che ormai erano i ricordi di un saluto,il nascondersi alla realtà,il celarsi alla mia rabbia contro chi aveva deciso di morire.
Mi ero affinato e non erano più solo scale che mi portavano in cima,spesso salivo dalla parete delle case più basse,con le suole sui mattoni,bracciate di corda.
Non sempre mi sedevo a godermi il piccolo mondo là sotto.
Avevo fretta e là dove il mondo è popolato da ombre,meglio scegliere la luce per dissolversi nel vento o le notti senza luna.
E le mie labbra erano nere e il sapore era quello del sangue,che schizzava dai morsi di rabbia e ci sarebbe voluto il gelato,per raffreddarle.
Intanto il tempo si appropriava delle scelte di qualcuno di noi e sui tetti ne rimaneva solo il ricordo del suo viso da bambino e le lenzuola stese erano umide di lacrime,come se tutto questo avesse un senso.
Come se ogni volta che sentivi pronunciare i loro nomi, si aprisse la porta di una cantina buia,dove stivare i ricordi in scatole di cartone e riportarli in vita nel movimento dell'aria di pagine di fumetti sfogliate.

E i tetti cambiarono,diventarono barricate, da cui lanciare la propria rabbia verso i mulini a vento e scialavano nel tempo ,lasciando dietro di loro l'amara sconfitta di un'assurda lotta programmata,stampata sui sanpietrini,come denunce inutili e avidi progressi verso la vetta,verso il denaro ,in nome di quella che si credeva rivoluzione,mentre in realtà non era che l'implodere dentro se stessi,la propria rabbia,per alcuni vestendo maschere convenienti,per altri solo nello svestire quelle che non erano mai state le loro.
E a quel tempo non si distinguevano più le mie labbra nel nero e per trovare un pò della mia luce,dovevo guardare la mia ombra.

I tetti si restrinsero a quelli della mia casa,
alle notti insonni passativi sopra seduto nel silenzio,di suoni di grilli,di lento girare di gomme nell'asfalto,di luci vacue e lontane e del suono della pioggia grondante dai coppi.

E ogni tetto ha quel cornicione,
ha quelle lenzuola stese sbattute dal vento,
hai visi dei bambini perduti nel tempo.




A Marco,Maurizio e Nicola.

sabato 14 maggio 2011

Il silenzio del sospiro.


Sull'onda armonica delle parole portate dal vento,
i sensi si lasciano andare alla loro natura,
scivolando sulla pelle,
dentro l'anima,
abbracciando la nostra carne,
nutrendosene,
raccogliendo le gocce della nostra essenza sulla punta della lingua,
scivolando in una stretta che toglie il respiro.
Parole tatuate sulla pelle,
che riempiono i pori di emozioni,
graffiando sulle pieghe la loro pretesa
e si cerca di trattenersi,
di sviare il pensiero,
che imponente si impossessa della nostra anima,
spingendo sulle vene del desiderio
e le labbra si schiudono dallo stupore
e colano le sensazioni su stoffe,
che altre tengono premuto.

E i sensi allora fluiscono come una piena,
rapendo ogni parte di noi
e ogni istinto è proteso al piacere dell'altro,
mentre le dita lasciano passi sull'anima a proseguire.
E i suoni rimangono sordi al di là di quel mondo,
le luci sbiadiscono i contorni,
mentre le nostre anime parlano strisciando una sull'altra,
avvolte da unghie,
che segnano il possesso
nel silenzio del sospiro.



venerdì 6 maggio 2011

evil

Nella notte,
quando l'energia si calma e si appoggia lentamente sull'erba croccante di un prato,ti rivedo apparire tra quelle stanze vuote,che fuggi ogni istante ai miei occhi aperti.
E nel mio sonno ti aggrappi alla pelle,tirandola sino quasi a strapparla e assorbi energia dal mio corpo vivo,incapace di affrontarmi al di là di quell'orizzonte,che mi precludi alla vista con l'ombra di un tempo antico.
Stato,è,sono.
Mi chiedo spesso perchè non riesco a vedere il tuo volto,non riesco ancora a capire,se ti nascondi,se temi di esser veduto o più semplicemente rifletti solo me stesso.
Ogni pretesto per potermi anche solo avvicinare,infastidire,lo fai tuo.
Sull'ombra delle maledizioni,dei desideri vietati,del reclamare qualcosa che è solo mio e che altri pretenderebbero essere loro.
E sfrutti quell'energia, che tutto questo muove,
come cavalcando la cresta di un onda,per tuffarti dentro il mio essere e rapire ciò che puoi.
Ti trovi spiazzato dalla mia non paura,dai passi che continuo a solcare,dal soffiare del vento,dal continuo riemergere dal nero, che mi avvolge.
Eviti l'asfalto,come hai sempre fatto,dentro quell'ombra che è tua,che non riflette la luce ,ma la assorbe e con essa la vita.
E ci sono persone, che continuano a pensare che la parola fine sia solo un'utopia,che io possa girare le mie spalle indietro e smuovono maledizioni,con il loro inutile insistere,coi loro richiami nel tempo e dirigono tutto verso chi pensano essere più debole,alla ricerca dell'improbabile,che assicuro essere impossibile.
Io ,che mi guardo allo specchio vedendo la mia schiena,che sono attratto dal dolore,che tu sfrutti come esca appena se ne presenta l'occasione,sapendo che sotto tutta la montagna della mia presunzione,continua a scaldare la sensibilità,anche se silenziosa,strafottente nel mio essere,ma non sorda ne cieca.
E continui a morderti le labbra,ricordando quel tempo,in cui la mia rabbia gettava energia nell'aria,dilatando la mia pelle nei tagli,cadeva grondando dalla moto e ciò che non rimaneva protetto dal mio bosco era tuo.
Eppure lasci andare ancora,queste orde di spettri vaganti,che graffiano la mia pelle,che attendono il momento per potersi aggrappare.
C'è come una lastra invisibile che ci divide,oltre la quale posso sentirti anche se non vederti,
oltre la quale non ti azzardi a venire,perchè è dove il mio passato vive,parla una lingua che non conosco,
ringhia nell'aria il suo ghigno e zittisce il silenzio.
So che amavi le mie lame,quando il loro taglio era doppio e potevano attaccare e le usavo su me stesso.
So che dovresti essere tu che mi cerchi ed io a sfuggirti.
Ma vedi,
dovrei girarmi indietro per vedere dove sei,
preferisco guardare avanti,per sorpassarti.




martedì 3 maggio 2011

Senza tempo

Le lettere prendono forma,
ne segue il suono trasportato dal vento.
E i sensi si sciolgono lasciando le due dimensioni
e le parole hanno un odore,
lasciano il sapore sulle labbra,
mentre gli occhi parlano e le dita toccano.
Basta uno sguardo,
un sorriso da una sedia su un tavolo
e ti scopri senza tempo.
Le mani cercano il contatto,
che l'emozione conduce,
là dove il sole che tramonta filtra dalle finestre,
dove i corpi si incontrano,
si cercano.
E il silenzio parla sulle labbra,
battuto dai sospiri
e la brama avvolge ciò che rapisce.
I corpi si distendono sul desiderio,
in questa danza di stoffe,
che scivolano sulla pelle,
mentre le unghie la solcano leggermente
e i bottoni si liberano
ed è musica di sguardi che attraggono,
che sfidano,
che si chiudono al piacere.
Slacciano gli ultimi legami,
per saldare quelli del possesso
e la pretesa diventa esigenza
e il tuo piacere,
il mio
e il mio,
il tuo,
scorrendo sulle labbra il sapore
in un sospiro di pace.
Ed ogni passo diventa senza tempo,
senza inizio,
senza fine.
Ed ogni passo è un crescendo,
che completa.




giovedì 28 aprile 2011

Il marchio cola fili rossi di legami liberi di fondersi o di staccarsi e adesso brucia di Noi ed è bello vederlo danzare nella notte, in un silenzio intimo, che esclude ogni suono, che non faccia parte del sangue, che ci unisce.
Non intendo cancellare me stesso e in punta di piedi non cammino neanche sull'anima che amo.

mercoledì 27 aprile 2011


Non capisco perchè continuo a sentire il tuo brusio di rabbia lontano.
Anche se comprendo che ti dia fastidio,sentirmi muovere nei tuoi gironi e sapere che
IO VIVO.