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PECE

PECE
La logica si infrange quando non si ha voglia di staccarsi, quando il bisogno e' quello di rimanere aggrappati

ANOMALIE ARMONICHE

ANOMALIE ARMONICHE
SE lO RITIRNI NECESSARIO SONO, MMMMM, SIAMO ANCHE QUI

martedì 9 dicembre 2008

Vomitando parole

Distruggo,
ripasso,
dove mi appoggio scasso.

Pensante,
straziante,
incomprensibile latente.

Accorto,
vibrante,
di natura reticente.

La luce mi da noia,
la voce è già un oltraggio,
vomitando la mia rabbia,
io son senzaltro peggio.

Sfuggente,
sagace,
la bocca tua ora tace.

Scavalco ogni tuo passo,
di circostanza ormai banale,
mi siedo aspetto mesto.


Cazzo è già N........



lunedì 8 dicembre 2008

caro.........



Caro Babbo Natale,
anche quest'anno, nonostante la crisi,siamo qua a chiederti i regali,i nostri sogni di bambini.Io mi sento fortunato non ho bisogno di nulla,anche perchè i doni sono per i cuccioli,per la loro favola finchè sopravvive.Forse sono qua a chiederti lo spirito natalizio,certamente se lo spirito è in bottiglia sicuramente meglio e più utile.
Ma tralasciando gli scherzi che è Natale e non Carnevalequindi non è tempo da maschere,anche se effettivamente le maschere si vestono tutto l'anno per poi spesso giungere ad indossare la peggiore proprio in questo periodo.

Non ci si vede per un anno intero,se giusto non ci si incrocia ,in quell'altra pantomina del 2 novembre,al cimitero.
Ci si infama,si bestemmia,ci si guarda con invidia,gelosia,però a Natale stiamo tutti insieme,anche se useremmo il lanciafiamme su certi parenti.
Alla ricerca di strenne assurde per compensare l'avere col dare,perchè non si ha altro.
Ma questa caro Babbo Natale è la mia visione forse mi sbaglio,forse non sono imbecilli tutti quelli che vanno in chiessa quella sera perchè lo fanno da sempre e spesso sono più i saluti l'incontro che il significato stesso.Forse mi sbaglio ma continuerò a sbagliarmi,come cazzo si fa a ricordarsi di essere buoni solo a Natale,che se non ci fosse sta cavolo di crisi economica sciuperemmo l'impossibile in palline panettoni e lucine,per riempire carrelli di cibo che finiremmo a Pasqua.E le briciole del nostro giorno di bontà ai bisognosi,questo a dir il vero indipendentemente dalla crisi o no,ma forse in questo momento si riesce a capire meglio che c'è chi sta peggio di noi.

Che nonostante ci facciamo credere che tutti quelli che vengono da fuori,sono ladri,spacciatori,assassini,stupratori,puttane,ruba mariti e comunque fancazzisti,se sono spinti qua in Italia è perchè nel loro paese non mangiano,o hanno problemi economici,politici.
E' vero tra di loro ci sono delinquenti,noi siamo gli unici a tenerceli in casa e a osannarli ed addirittura eleggerli.
Sarebbe lungo adesso stare a raccontare caso per caso le vite di tanti extra comunitari,non le trovi sui giornali,basta che parli con loro,che haio il coraggio di conoscere una cultura diversa dalla tua,perchè forse noi non faremmo mai crociate cristiani contro musulmani,ma l'incomprensione e la chiusura alla conoscenza non fa meno danni.


Va beh come al solito mi sono dilungato troppo e forse non hai tempo di leggere tutte queste cazzate.
Ti chiedo solo una cosa restituiscimi il mio cuore se ci riesci,perchè non riesco più a trovarlo so che è già in mano della morte,ma ne ho bisogno,perchè la mia rabbia senza cuore è un'esplosione di violenza,il mio amore senza cuore è una stupida commedia,la mia vita senza cuore è un inutile percorso.


domenica 7 dicembre 2008

Attesa

Il più grande errore è stato quello di cercare di ingabbiarmi,
di togliermi il respiro,
di voler prevalicare il mio volere.
Cammino lento sul filo,
solo ma me stesso.


E adesso si ripete,
cercano di braccarmi,
di ingabbiarmi ancora,
vorrebbero che non mi rialzassi.
Come vetro mi infrango,
scomponendomi in mille schegge,
che nonostante tutto fanno un unico.
Ora non urlo,
ho imparato ad urlare in silenzio,
a nascondermi nel mio buio,
a lasciare solo qualche traccia di me come esca,
lascio che siano i miei spettri a ballare alla luce del sole.
Io attendo solo il momento
che si accorgano di avere infranto il vetro sbagliato.

SSSSSSS..........le lame non tagliano il buio.

giovedì 4 dicembre 2008

Ascolto

Come un tonfo.
L'orecchio appoggiato al suolo,
freddo e umido di quella stanza.
Sentire le vibrazioni del muoversi della vita.
Le voci rallentate della gente,
mischiate con quelle degli spettri.
Al suono del faro che spezza la nebbia,
la vita trascorsa corre ai ricordi,
come una tormenta.
Il respiro rallenta,
quasi si ferma
alle grida di un circolo di corvi neri,
mentre dalla bocca scende lentamente,
tracciando il suo percorso dalle labbra al suolo,
un rivolo di sangue.




Ora tutto tace,
anche il suono martellante del cuore,
la vita entrando dall'orecchio
non produce rumore.

mercoledì 3 dicembre 2008

Una notte Marrakesh

Jemal el fna,Marrakesh non troppi anni fa.

Appena arrivati dall'inverno italiano.Caldo,stanchezza del viaggio.Un breve giro in questa piazza leggendaria.Dal tramonto all'alba,alle porte del suk.Notte.

Non avevo faticato ad addormentarmi.Sommando a tutto ciò che comporta un viaggio, alcol,il kif che avevo voluto subito provare,una sigaretta con l'olio di hashish e il sonno era assicurato.

Non so quanto tempo dormii.
Nella mia mente intorpidita si faceva strada pian piano il suono dei tamburi.
Suoni della Jemaal el fna,poco distante dall'hotel in cui dormivo.
Avanzava il battito costante, ritmato delle mani sui tamburi.
Scostava ogni sogno,ogni pensiero.
Stava prendendo il soppravvento.
Non rimbombava però nella mia mente,
la accompagnava in una danza antica,
minimale,ripetitiva.
Mi alzai.
Salii sulla terrazza sovrastante l'albergo.
Mi sedetti sul cornicione col viso rivolto alla piazza.
Occhi chiusi.
Il ritmo che pulsava nelle vene,
il capo che si muoveva a circolo.
A tempo.
Eravamo solo io,il cielo e i tamburi.
Nessun pensiero,nessuna ombra,
gli spettri scomparsi.
Ora anche il corpo ondeggiava a ritmo.
Tenendo le palpebre abbassate,
una danza di colori.
Mi alzai.
Ballavo.
Alzavo le mie gambe,la schiena chinata.
Un pogo tribale.
Energia pura.
Sudavo.
Sembrava che il ritmo aumentasse battute,
ma era solo l'adrenalina.
Stavo emettendo suoni senza senso,
accompagnato dalla musica.


Stremato mi risedetti sul cornicione.
Continuando a godere del suono.
Aprendo gli occhi vidi la luna.
Potevo prenderla con mano.
Non ero io che ero salito da lei,
ma lei che era venuta da me.
Forse a riprendermi.
O solo a farmi ricordare le mie origini.

martedì 2 dicembre 2008

funeral party

lunedì 1 dicembre 2008

Funeral party

Quando riuscirai a smettere di voler superare la tua ombra,
correndo su di essa per nasconderla al tuo sguardo,
quando capirai che le anime non sono in vendita al supermercato,
che trovi solo i corpi di chi si vuol regalare,

Quando capirai che l'amore non fa parte del tuo corpo,
che tu sia donna o che tu sia uomo,
che chi ami sia donna o sia uomo.

Quando ascolterai i lamenti di chi fatica
ad accettare il fatto di non essere accettato,
quando nel tuo cuore riuscirai a distinguere
tra pretendere o prescindere.

Che ci sono persone che possono stare sul tuo palmo di mano,
e non vanno ne scacciate ne schiacciate.
Che non puoi truccare il mio viso di belletti
perchè a te sia più gradito,
nera è la mia anima,
nero il mio pensiero.


Allora forse tornerò a girare le spalle al mondo,
e saprò che la vita ha un senso,
che la morte è la fine
e non il continuo presente


NERO_CATRAME

lunedì 1 dicembre 2008

the holy woman

Non tutti i punti neri sono nei,
il mio corpo è ormai rigato dagli artigli della tua perfidia,
ma questo non è piacere.
La tua sete di vendetta si placherà,
al mio inginocchiarmi pietoso,
quando curvo potrai infilare il tuo stiletto nella mia schiena,
per trafiggermi il cuore,


Tu con la tua veste da santa,
colorata da sacra perfezione,
tu che pensi di dominare il mondo col tuo sporco denaro,
che è anche frutto del mio sudore,
che vesti di falsità ogni tuo gesto,
che sei indignata alla mia libertà,
che sei ottusa alla mia luce opaca,
tu che non sai cos'è l'asfalto,
tu che non sai cos'è la fatica,
tu che non sai cos'è l'amore.
Non offrirti subdola al mio lontanissimo piacere
perchè i miei silenzi li hai conosciuti,
ma erano differenti.
Mi continuerai a vedere strisciante,
immerso nel buio della mia tristezza,
ma non sentirai pianti ne preghiere dalla mia voce.

Nudo con un pugno di mosche tra le mani come scettro,
siedo al mio trono,
le tenebre mi fanno da corona,
ma ritto nella mia postura,
guardo indifferente la tua commedia,
ricerca di una nuova immagine da dare al mondo.

Basterebbe aprire il pugno per liberare il ronzio,
che è la condanna al tuo tormento,
una mosca si posa sulla mia mano,
non c'è cibo per te.
Sono ancora vivo.